Lotto 89

GIOVANNI DI BENEDETTO CIANFANINI



Descrizione
GIOVANNI DI BENEDETTO CIANFANINI 
Maestro della Sacra Conversazione di Santo Spirito
Firenze - 1462 - 1542

Madonna con bambino e San Giovannino
Tempera e tempera grassa su tavola circolare
diametro cm 72 
diametro con cornice cm 102

Cornice coeva con intaglio dorato ad altorilievo di
boccioli di fiori e foglie intervallati da nastrini,
bordo interno ed esterno con intaglio in bassorilievo a
palmette, spessore cm 15
diametro totale cm 102

Provenienza
John Rushout, 2nd Baron Northwick esq.fino al 1859
Vendita Northwick Asta Philliphs sul luogo 26 Luglio - 30 Agosto 1859
 Acquirente W.E.S. Erle Drax, M.P. Londra & Kent
Asta Parke Bernet New York 10 - 11 Maggio 1940, lotto 40
Sotheby's New York 4 Aprile 1973 lotto 165

Pubblicazioni
Dr Wangen (Gustav Friedrich Waagen, Treasures of art in Great Britain
being an account of the chief collections of paintings, etc., etc.,
vol. III, Londra, John Murray, Abemarle street., 1854, p. 196). 
Graves A Century of Loan Exhibitions 1915 pag 1866
G. Redford, Art Sales, A History of Sales of Pictures and Other Works of Art,
London, George Redford, 1888-III pag 227

Esposizioni
Exhibition New Gallery London Early Italian Art 1893 n 135 Etichetta al retro
Prestato da W,E,S, Drax
Exhibition Olantigh Towers J.S.W.S Erle Drax Etichetta al retro

Attestato di Libera Circolazione Beni Culturali, 2017

Condizioni dell'opera 
Si rimanda ad condition report specialistico a richiesta
Tuttavia una visione generale superficiale ci da un responso 
positivo circa lo stato di conservazione dell'opera 
che preserva ancora gli spessori originali della pittura
Pochi i restauri visibili ad occhio nudo
Al retro è stata inserita ubna parchettatura della tavola
probabilmente eseguita nel periodo Inglese prima degli anni '70

Attestato di Libera Circolazione

Perizia del Prof Marco Ciampolini 

"Il dipinto ha una storia importante, testimoniata dai ripetuti passaggi nelle raccolte di importanti collezionisti anglosassoni di 'Primitivi' italiani.
Ciononostante non abbiamo notizie antiche del dipinto: il soggetto non permette di riconoscerlo nell'infinito numero di tondi con Madonna Bambino e san Giovannino, registrati negli inventari nobiliari.
Probabilmente fu eseguito per un'importante famiglia fiorentina, dalla quale nell'Ottocento, con l'affermarsi della passione per la pittura preraffaellita, dovette passare in Inghilterra.
Il primo critico che nominò il tondo (1854) fu il celebre storico dell’arte tedesco Gustav Friedrich Waagen (Amburgo 1784-Copenaghen 1868), che lo scelse, nel suo imponente resoconto sui Treasures of art in Great Britain, fra le opere da ricordare nella grande collezione di John Rushout, secondo barone di Northwick (Londra 1770– Northwick Park 1859), a Thirlestaine House, nella città termale di Cheltenham (Gloucestershire). Il Waagen ricordò l’opera come lavoro di Lorenzo di Credi sottolineandone “Very mild and pure in feeling, and particularly delicate in the silver-tones of the drapery” (Gustav Friedrich Waagen, Treasures of art in Great Britain: being an account of the chief collections of paintings, drawings, sculptures, illuminated mss, etc., etc., vol. III, Londra, John Murray, Abemarle street., 1854, p. 196).
osservazioni del Waagen, nello svelarci la passione romantica dello studioso per la spontaneità dei sentimenti e per il valore emozionale dei colori, evidenziano i caratteri peculiari dell'opera, l’angelica naturalezza (che certo avrà colpito Lord Northwick descritto dal Waagen come un ponderato cattolico), e il luminismo freddo che dota i panneggi di tonalità argentee. Alla morte del barone (1859), la sua collezione fu venduta dalla casa d’aste londinese Phillips Son & Neale. Nel ricco catalogo della vendita sono presenti vari dipinti attribuiti a Lorenzo di Credi, l’opera in esame è probabilmente identificabile con la Sacra Famiglia n. 574 della vendita, poiché nella descrizione dell’opera si utilizzano le stesse parole usate dal Wagen: “and particularly delicate in the silver-tones”. benchè il n 579 pag 59 adotta una descrizione simile. (Catalogue of the late Lord Northwick's extensive and magnificent collection of ancient and modern pictures, cabinet of miniatures and emales, and other Choices Work of Art, […] at Thirlestane House, Cheltenham, Which will be Sold by Auctions by Mr. Phillips, at the maison, 26 luglio-30 agosto 1859, p. 58 n. 574 pag. 58, n 579 pag 59 p. 30, n. 293, n 1683 pag 151). p. 30, n. 293).
Il dipinto fu probabilmente acquistato dal nobile John Samuel Wanley Sanbridge-Erle-Drax (Oglantigh Towers, Kent) il quale, alla fine del secolo, lo presentò alla mostra di pittura italiana dal 1300 al 1550 organizzata dalla New Gallery di Londra. Nel catalogo la tavola è ancora registrata con l’attribuzione a Lorenzo di Credi (Leonrad C. Lindsay, Exhibition of early italian art from 1300 to 1550, Londra, The New Gallery, 1893-1894, n. 135).
Nel 1940 l’opera fu nuovamente posta in vendita, all’asta Parke Bernet di New York del 10-11 maggio (p. 36, n. 40, fig.). In quest’occasione si mantenne l’attribuzione a Lorenzo di Credi, ma in una nota si specificò che il dipinto era stato preventivamente mostrato ad uno dei più autorevoli esperti d’arte italiana (del quale non si fa il nome), il quale aveva osservato che l’opera non apparteneva alla mano di Lorenzo ma a quella di un “unknown Florentine master working in close relation to di Credi”.
Erano sorti dei dubbi sull’attribuzione tradizionale che furono mantenuti anche nella successiva vendita del tondo nell’aprile 1973. In questa data l’opera fu presentata da Sotheby’s sempre a New York. Nel catalogo l’attribuzione al di Credi veniva accompagnata dalla precisazione “ascribed to”, per specificare che l’opera veniva offerta come opera di quel pittore fiorentino, ma la ditta di vendita non si prendeva la responsabilità sulla certezza del riferimento (Sotheby’s, New York, 4 aprile 1973, n. 165).
I dubbi sull’autografia del tondo furono confermati da Federico Zeri, il quale, alla tradizionale attribuzione a Lorenzo di Credi, preferì un più prudente riferimento al suo ambito, ponendo poi la foto dell’opera nella cartella Anonimi seguaci di Lorenzo di Credi, "Tommaso", Pietro del Donzello, Maestro 1487, della sua fototeca dove ancora si trova (Bologna, Fondazione Zeri, Busta 165, fasc. 1, scheda 13064).
L’opera infatti, pur legandosi per composizione e tipologie alla produzione di Lorenzo di Credi, mostra una mano diversa, la quale definisce le figure con un segno incisivo, che a tratti deforma le fisionomie, e tinge la scena di tonalità fredde dai riverberi metallici. Questa mano è quella di uno stretto collaboratore del maestro fiorentino la cui personalità ha iniziato ad essere definita da Giovanni Morelli nel 1890. Il celebre studioso, analizzando le opere della Galleria Borghese (Museo e Galleria Borghese, Roma 1890, pp. 114-115), separò un esiguo gruppo di pitture dal corpus di Lorenzo di Credi, assegnandole a un aiuto del maestro da lui chiamato “Tommaso”.
L’ipotesi del Morelli, pur con qualche assestamento, è stata accolta dalla successiva critica e col tempo il catalogo di questo forte collaboratore di Lorenzo di Credi si è arricchito, fino a raggiungere oggi oltre sessanta dipinti, in grande maggioranza tondi con soluzioni compositive che si ripetono quasi serialmente (figg. 2, 3), e una ventina di disegni, uno dei quali (Londra, British Museum, Department of Prints and Drawings, inv. 1963,1109.23, matita nera, rialzi in biacca, tracce di stilo, mm 198x170) mostra così strette affinità col il dipinto in esame (fig. 3), da doverlo considerare preparatorio per le fisionomie della figura della Vergine (fig. 4).
Al pari di Lorenzo di Credi questo pittore non eseguì affreschi, lavorò su tavola usando principalmente colori a tempera grassa, stesi in modo vigoroso. Oltre all’attività per dipinti da casa realizzò almeno due pale d’altare: un’Assunzione della Vergine (datata 1510) a Calenzano, nella Pieve di Santa Maria a Carraia, e la Sacra Conversazione di Santo Spirito a Firenze. Scartato il convenzionale nome di “Tommaso”, che poteva farlo confondere con Tommaso di Stefano Lunetti (ca. 1495-1564), un tardo seguace del di Credi dalla personalità artistica ben diversa, la critica si è sbizzarrita nell’assegnare, di volta in volta, un nome diverso a questo pittore: “Maestro dei Tondi”, “Maestro della Madonna Czartoryski”, “Maestro di San Sebastiano Fitzwilliam”, “Maestro della Conversazione di Santo Spirito”. Quest’ultimo nome, coniato da Gigetta Dalli Regoli (Lorenzo di Credi, Milano, Edizioni di Comunità 1966, p. 71), ha finito per soppiantare gli altri. Contestualmente la studiosa proponeva di riconoscere l’anonimo maestro in Giovanni di Benedetto Cianfanini (1462–1542), uno di quei pittori fiorentini, documentati fra la fine del XV e i primi decenni del XVI secolo, di cui non si conoscevano opere. Questi, intorno al 1480, figurava nella bottega di Sandro Botticelli, dalla quale passò in quella di Fra’ Bartolomeo. Con gli anni maturò un profondo rapporto con il pressoché coevo Lorenzo di Credi (1459/60-1537), del quale pare sia stato assistente nel 1523 e collaboratore in altre occasioni (Dominic Ellis Colnaghi, A dictionary of Florentine painters from the 13th to the 17th centuries, Londra, Lane, 1928, p. 71). Il Cianfanini, nato nel 1462, ebbe dunque una formazione completamente quattrocentesca che, dopo una pluriennale attività, dovette aggiornare sui ritmi compositivi e strutturali più sciolti e naturali del proto classicismo cinquecentesco, propagandato da Fra Bartolomeo, senza intaccare le ormai consolidate tipologie tardo quattrocentesche della propria produzione, tipologie peraltro ambitissime ancora nel primo Cinquecento dalla committenza fiorentina (Everett Fahy, in Firenze e gli antichi Paesi Bassi 1430-1530 dialoghi tra artisti: da Jan van Eyck a Ghirlandaio, da Memling a Raffaello, catalogo della mostra a cura di Bert W. Meijer, Firenze, Palazzo Pitti, 20 giugno-26 ottobre 2008, Livorno, Sillabe, 2008, p. 148). Questi dati si amalgamo perfettamente con il tono arcaizzante del corpus di pitture riferito al “Maestro della Conversazione di S. Spirito”, come mostra, ad esempio, l’Assunzione della Vergine di Calenzano datata 1510. Per questi motivi oggi la critica non ha più riserve nel riconoscere nell’anonimo “Maestro” la personalità del Cianfanini (Alessandra Tamborino, Il Maestro della Conservazione di Santo Spirito, Giovanni di Benedetto Cianfanini, tesi di Dottorato di Ricerca, Università di Firenze, relatore Prof.a Mina Gregori, a.a. 2007-2010).
Nell’ancora incerta cronologia dei lavori del pittore, la tavola in esame si apparenta all’opera più rappresentativa del maestro, proprio la Sacra Conversazione di S. Spirito, la tavola che ha dato il nome al corpus del pittore, prima che quest’ultimo venisse identificato con il Cianfanini. La rotondità quasi campestre delle figure e la ricerca di un disegno incisivo che finisce per caricare in chiave espressionista le fisionomie e per ritagliare nettamente le forme dal fondale, sono soluzioni identiche nelle due opere: basterà confrontare la figura del Bambino nella Sacra Conversazione (fig. 6), con quelle consimili del tondo in esame (fig. 7).
La pittura di S. Spirito si trova ancora nella cappella per la quale fu eseguita, su commissione di Franceso d’Agostino Biliotti, intorno al 1512 (Alessandro Cecchi, in L’officina della Maniera, Varietà e finezza nell’arte fiorentina del Cinquecento fra le due repubbliche 1494-1530, Venezia, Marsilio, 1996, p. 242). Vicino a questa data dunque dovremo collocare anche il tondo in oggetto, una delle opere meglio riuscite di Giovanni di Benedetto Cianfanini.

Siena, 13 settembre 2017
In fede Marco Ciampolini


Stima lotto
Euro 200000 - 260000

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Informazioni sull'asta

ASTA
Arte Antica, 800, Primi Novecento e Arte Orientale

DATA ASTA
24 ottobre 2017
Alle ore 16:30

LUOGO
Via dei Greci 14 (p.zza di Spagna)
00187 Roma (Roma) - Italia

ESPOSIZIONE
Dal 18 al 22 ottobre 2017
Dalle ore 10:00 alle 20:00

CONTATTI
Telefono +39.06.3611231
FAX +39.06.3611231
E-mail: info@arteromaauctions.com

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